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Linux: Ricompilare il kernel – Parte II – General Setup (1)
Rieccoci qui a parlare di kernel, e a riprendere il discorso che abbiamo lasciato in sospeso qualche tempo fa! Come avrete avuto modo di leggere, la prima parte di questa guida vi ha insegnato a preparare l’ambiente di ricompilazione del kernel. Con oggi, invece, iniziamo ad addentrarci nelle sue opzioni. Cercherò di analizzarle tutte, e di dare a tutte una spiegazione chiara riguardo al loro utilizzo. Non mancheranno tuttavia i miei consigli personali!
Il kernel che ho deciso di utilizzare come base è il Kernel 2.6.39.3, non spaventatevi se nella versione che voi avete scelto non dovessero comparire delle voci che ho analizzato: può succedere!
Tratteremo tutte le voci strettamente figlie di General Setup, senza però toccare i suoi sottomenu, che saranno trattati nella parte successiva (date un occhio alla dimensione di questa parte di guida e capirete il perchè).
Prima, però, un minimo di preambolo. Possiamo abilitare le features del kernel in due modi differenti: come built-in o come modulo. Una feature built in sarà disponibile fin dall’avvio del sistema all’interno del nostro kernel, mentre una feature modularizzata verrà resa disponibile su richiesta dell’utente (ad esempio con il comando modprobe – ma avremo modo di parlarne in seguito). Abilitare una feature come built-in equivale a selezionare “Y” in config e menuconfig oppure mettere un segno di spunta (✔) in xconfig o gconfig. Abilitare una feature come modulo equivale a selezionare “m” in config e menuconfig oppure mettere un puntino (•) in gconfig e xconfig. Disabilitare una feature equivale a selezionare “N” in config o menuconfig, oppure lasciare la casella bianca in xconfig e gconfig.
Allora, bando alle ciance e iniziamo.
Linux: ecco come installare GIT, ottimo sistema di versioning
Sono straconvinta che tra un’installazione da sorgente e un’installazione da pacchetti binari (che siano .deb, .rpm e .tgz) si tenda a prediligere sempre la seconda, vuoi per la semplicità di installazione, vuoi per gli aggiornamenti, vuoi per qualsiasi altro motivo. Non tutti sanno, però, che per ciò che riguarda gli aggiornamenti Linux mette a disposizione uno strumento potentissimo (e molto utilizzato nell’ambito dello sviluppo software) che si chiama GIT.
Linux: come ricompilare il kernel – Parte I
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Stavo pensando di scrivere la seconda parte della mia personale e – spero più completa possibile – guida alla ricompilazione del kernel. Poi, però, mi sono ricordata che la prima parte non è presente qui, bensì sul blog di Tanino. Ecco che quindi, per farvi avere un idea di come questa sia fatta, vi pubblico qui i punti su cui si struttura la prima parte della guida. Vi lascerò poi, qui in fondo, il link all’articolo su Chimera Revo.












